PUNTE AGUZZE

Maria Petitti

“RACCOLTA DI RACCONTI

dell'associazione La stanza Blu"

STORIE INEDITE DI ANIMALI, NATURA, RELAZIONI

 

Maria Petitti

con illustrazioni di Anna Polga

Copertina di Aurelia Zambonin

Editing a cura di Patrizia Casagrande

 

PUNTE AGUZZE

Era proprio un bel giorno, quel giorno d’inverno. L’orsa bruna che abitava nella grande foresta, dopo aver dormito nella sua grotta per circa due mesi, si era svegliata ritrovandosi fra le zampe tre bellissimi cuccioli.

Avevano i piccoli occhi ancora chiusi, ma aprivano a più non posso la loro bocca, muovendo freneticamente la testa per trovare qualcosa da mangiare. La mamma, delicatamente, li guardò con il muso verso il suo petto a cui subito si attaccarono per succhiare avidamente il buon latte tiepido. Dopo poco, però, uno di loro, con il pelo rosso cupo, cominciò a spingere gli altri due per rimanere da solo nel morbido abbraccio. Loro si misero subito a piagnucolare ed allora lei li accarezzò delicatamente con la lingua per consolarli.

In quel momento, mentre li guardava nei loro primi attimi di vita, decise i loro nomi: Palla di Fuoco il primo, perché sembrava un fuoco vivace sia dentro che fuori, Bella la seconda, perché era proprio graziosa con quel suo ricciolo tra le piccole orecchie e Testa Fina il terzo, perché aveva un’aria riflessiva e saggia. Con questi pensieri si addormentò felice, scaldando con il corpo i suoi nuovi cuccioli.

 

Passò qualche mese e finì anche l’inverno. I tre orsetti erano cresciuti quel tanto da poter correre e saltare sulle loro zampette corte. L’aria, fuori dalla tana, era diventata un po’ meno fredda e qualche farfalla volava tra i rami degli alberi coperti da un sottile vestito di foglioline verde chiaro. Mamma orso decise che era arrivato il momento di portarli finalmente fuori dalla tana per far loro conoscere il mondo. Subito i piccoli cominciarono a guardarsi intorno e si avvicinarono stupiti ad un grande fiore giallo. Naturalmente tutti e tre volevano cocciutamente guardare, nello stesso preciso momento, lo stesso identico fiore, nonostante il prato fosse punteggiato da moltissime macchie colorate! I tre cuccioli si misero così a litigare a gran voce.

 

Palla di Fuoco gridò subito: “Spostatevi, brutti ciccioni puzzolenti, l’ho scoperto io questo fiore!”, ma Testa Fina risposte pronto: “Palla di lardo, non vedi che se ti avvicini appassisce?” e cominciò a spingerlo via aiutato da Bella che nelle litigate si alleava sempre con lui. A questo punto Palla di Fuoco cominciò ad arrabbiarsi sul serio. Come si permettevano quei due di trattarlo in questo modo? Il muso gli diventò tutto rosso, quasi come il suo pelo e gli venne una gran voglia di picchiarli selvaggiamente. Si avventò su di loro e diede una zampata sulla pancia di Testa Fina e…. il sangue cominciò a uscire abbondante da una ferita lunga e abbastanza profonda. Subito Palla di Fuoco si ritrasse spaventato: certo, aveva pensato di far male a suo fratello, ma era solo un pensiero, mica voleva fargli male veramente! Intanto aveva visto Testa Fina correre dalla mamma piangendo e gridando come un forsennato per il dolore. Lei l’aveva portato subito al fiume per lavarlo con l’acqua fresca, poi era corsa come una furia da lui e gli aveva mollato un fortissimo ceffone in pieno muso, dicendogli: “Non permetterti mai più di usare gli artigli contro tuo fratello!” Artigli? E che cos’erano gli artigli? Nessuno gliene aveva mai parlato! Si guardò le zampe e… orrore! Dalle sue dita uscivano delle punte aguzze! Se le toccò con cautela, erano molto affilate!

Tornò mogio mogio verso la mamma che stava ancora consolando Testa Fina. Appena lo vide gli disse con faccia imbronciata: “Chiedi subito scusa a tuo fratello!”. Chiedergli scusa? Ma perché? Non era colpa sua se sulle zampe c’erano quelle punte che… come si chiamavano? Manigli?

La mamma, visto il suo silenzio pensieroso, si avvicinò ancora di più e gli intimò di nuovo: “Chiedi subito scusa a tuo fratello!”. Palla di Fuoco, sottovoce per non farsi sentire da Bella, sussurrò: “Scusa” e se ne andò triste.

Di sera si avvicinò alla mamma e le chiese: “Cosa sono queste punte che mi ritrovo sulle zampe e che fanno tanto male?”. “Ma come?” gli rispose la mamma, “Sono gli artigli. Se non li devi usare, tienili dentro”. Tenerli dentro? E come si faceva?

Da quel giorno osservò gli altri orsi e vide che tutti, ma proprio tutti, riuscivano a non far uscire i loro artigli dalle zampe. Solo lui, nonostante i continui sforzi, non ci riusciva! Era disperato perché tutte le volte che si arrabbiava, se non stava più che attento, rischiava di fare veramente male a chi gli veniva sotto tiro. Lui non avrebbe voluto, ma che fatica controllarsi in continuazione! I suoi fratelli erano liberi di arrabbiarsi come volevano e di fare una bella litigata senza conseguenze irreparabili, ma lui…

Un giorno d’estate, la mamma li aveva lasciati da soli vicino alla tana per andare a pescare un po' di pesce fresco nel fiume. Stavano tranquillamente giocando a prendersi quando un’ombra si avvicinò minacciosa.

I tre fratelli si misero vicino e alzarono il muso: un enorme orso nero li guardava con gli occhi rossi e si passava la lunga lingua sui denti gialli e bavosi. Poi allungò una zampa pronto a colpirli con un solo movimento. Testa Fina e Bella cominciarono a singhiozzare, ma Palla di Fuoco voleva vendere cara la pelle.

Fece un passo per arrivare proprio sotto alla pancia prominente del nemico, poi con un balzo si arrampicò fino alle spalle artigliando la sua pelle dura. L’orso non ebbe neanche il tempo di reagire che già il cucciolo gli aveva conficcato nel naso delicato le sue punte aguzze. Poi si lasciò scivolare veloce a terra. La brutta bestiaccia cominciò a guaire dolorante e se ne andò lontano.

I tre fratelli corsero a cercare la mamma per raccontarle trepidanti l’accaduto. Lei li abbracciò e baciò teneramente Palla di Fuoco dicendogli: “Finalmente hai scoperto contro chi devi usare i tuoi artigli. Sei davvero in gamba!” e miracolosamente, da quel momento, Palla di Fuoco imparò a tirare dentro e fuori dalle zampe le sue punte affilate e diventò l’orso più coraggioso del territorio.

 

 

 

“Sono gli artigli.

Se non li devi usare, tienili dentro”.

 

 

Vuoi segnalarci o inviarci un racconto, una fiaba o una filastrocca?